Pecora e champagne. Un inizio e un finale in bellezza e semplicità
Whatever life holds in store for me, I will never forget these words: "With great power comes great responsibility." This is my gift, my curse. Who am I? I'm Spider-man.
L’immagine più forte è quella da bambini.
Quella che quando i bambini giocano a marito e moglie fanno sempre.
Insomma lui sta all’altare, e lei arriva
Musica da matrimonio, e la sposa che viene avanti, dal fondo di una lunghissima chiesa, vestita di bianco, con un velo sul viso.
E’ difficile da dire, pare che questa sia la procedura standard, ma a me ha fatto un effetto fortissimo.
La mia amica si sposa, lo so, mi sono già commosso per questo, ma non è questo.
È proprio la scena che commuove. I cattolici ci sanno fare, è vero, ma non è solo una sontuosa scenografia.
Questa cerimonia è più di un segno, è più di un simbolo. È un mistero.
E’ un’esperienza ultraterrena. Lo sposo all’altare vede arrivare un’alba di luce, un oggetto che conosce eppure è misterioso, nascosto. Non ero preparato al velo. Lo sapevo, ma non ero preparato. È una cosa bellissima. E’ un investitura. È come se qualcuno dicesse allo sposo, tu sei il prescelto per questo compito, tu sei il destinatario, prendi questa donna e falla felice.
Sembra quasi che i raggi del sole da fuori facciano il tifo. Dura un attimo, ma è una vera esperienza religiosa, una delle poche che abbia mai vissuto con convinzione.
Che adorabili creature pensò, e io sono una di loro.
Di gioia in gioia, tra piatti, foto e bicchieri, si è arrivati a sera, e di lì ai balli. È un attimo, per questi abruzzesi. Una vera festa di paese. Fastosa sì, ma condita di una gioia genuina e di amore vero.
Tanto che persino i fuochi di artificio, trenta ciliegine sulla torta nuziale, hanno causato lo stupore felice di chi non sa più cosa aspettarsi, ma sa che comunque sarà tutto magnifico. Credo di non averli mai visti con uno stato d’animo così. E poi scoppiavano per gli sposi e per noi che li festeggiavamo, insomma non eravamo spettatori e basta. Bello, bello come vedere un fiore nuovo, quel tipo di bellezza lì, di quelle che incantano e lasciano increduli.
Via, via, e che non se ne parli più.
E si è finiti come al solito solo noi. Orgogliosamente ultimi ad abbandonare il campo. Le ultime ore della festa sono trascorse tra interminabili sessioni collettive di saltarello e carrelli fumanti che facevano il loro timido ingresso dall’interno del ristorante. Che tra pecora e champagne alla fine non c’è differenza, e tutto è buono e non è mai volgare quello che viene offerto con gioia e con gioia accettato.
Vecchi zii che ballano, con invidiabile indipendenza di gambe, sorelle che si emozionano, mamme che saltellano, una festa di quelle bellissime, bellissime.
Il tempo di salutare tutti per tre volte, fare gli ultimi auguri e via.
Con queste righe si chiude la cronaca di un matrimonio, e anche questo blog. Che era già clinicamente morto da molti mesi, ma così è meglio, così è proprio finito.
Grazie a tutti, queste pagine per più di due anni mi hanno permesso di fare esperienze e incontri che non avrei mai sperato, e che ormai, cresciuti e robusti, non hanno più bisogno di commenti.